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I Suoni nel cinema di Sorrentino: Una Magia.

Potrei avere mille modi per portare avanti un pezzo del genere, potrei fingermi esperto di colonne sonore e discutere delle motivazioni che hanno portato alla scelta di un particolare brano piuttosto che un altro, potrei basarmi unicamente sulle canzoni scelte per i vari film o prediligere le creazioni dei vari compositori che hanno collaborato col regista, da Lele Marchitelli a David Lang per La Grande Bellezza da Teho Teardo per Il Divo a Pasquale Catalano per Le Conseguenze dell’amore. Potrei fare una raccolta dei migliori brani suddivise per film ma non sarebbe altrettanto significativo.

Avendo visto, elaborato ed amato i vari film vorrei creare un percorso di ascolto che prenda in considerazione vari stati d’animo, varie sensazioni che i suoni presenti nelle pellicole insieme alla scenografia ed alla fotografia riescono a far emergere.

Sensazioni vere, provate interiormente e non banalmente abbozzate dal gioco nel quale il cinema, e forse ancor di più il teatro, è maestro: l’illusione. Parlerò di suoni nella loro totalità, la musica non avrà l’esclusiva ma sarà una parte del tutto; ogni sezione sarà soggetto del percorso: musiche, voci, rumori, ambienti sonori, e silenzio.

Qualcuno dice che per non dare alla musica un significato diverso da quello realmente vuole esprimere, o per non banalizzarla e limitarsi nel darle una forma (legato al concetto di iconoclastia nel senso più lato del termine), è sconsigliato crearsi delle immagini mentali derivate. Si sconsiglia di spostare l’attenzione su una sensazione visiva che potrebbe derivare da alcune note o da alcuni componimenti, ma nei film è diverso; l’immagine non è derivazione, l’immagine è partecipante del suono. L’intreccio tra immagine e musica, tra immagine e silenzio, tra luce e suoni o tra buio e voci, porta sempre ad un risultato diverso. Vibrazioni e segnali fisici di vario tipo che si incontrano, si mischiano e si fondono, o nel caso fossero incompatibili si respingono, creando una situazione spiazzante ed inaspettata.

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È il gioco delle onde e la magia della chimica che rende diversa la percezione a seconda di un numero infinito di fattori: il luogo in cui si guarda il film, l’attenzione, lo stato d’animo, la sensibilità personale. Bisognerebbe smetterla di banalizzare un film; spesso è una trasposizione di pensieri umani i quali, come in questi casi sono assemblati ed uniti andando a formare un’opera d’arte; le pellicole non andrebbero catalogate con dei semplici “bello, bellissimo, capolavoro, brutto, inguardabile, noioso”. Piuttosto discutiamo su quello che ha o non ha stimolato, su cosa ha trasmesso e perché ho recepito determinate sensazioni; guai a strafare però, non bisogna esagerare con il pragmatismo e cercare di definire il tutto partendo da un percorso deduttivo, la magia sta nell’accorgersi ma non pretendere di spiegarsi tutto.

Non vi offendete se non includerò la vostra canzone preferita o il pezzo di film che più vi ha appassionato, ancora non so quali passi sonori faranno parte del percorso e men che meno in che ordine. Caro Paolo, perdonami se non ti do del lei, farò di tutto per farti arrivare questo pezzo, se avrai voglia di rispondermi e dirmi che quello che pensi ne sarei molto onorato. Una critica sarebbe ben vista, un’approvazione oltremodo emozionante.

Buon viaggio

Il mio primo rapporto con il cinema di Sorrentino è stato un Tapis Roulant accompagnato da Scary World Teory dei Lali Puna, un’immagine apparentemente fissa, un uomo con l’incarico di portare una valigia scura e con le rotelle, si lascia trasportare orizzontalmente dal moto costante e fluido del nastro. Il brano è plasmato dalla voce di Valerie Trebeljahr, il ritmo per certi aspetti è riconducibile a quello del tapis roulant, è ricorrente, inarrestabile nonostante la non elevata velocità ed è ipnotico; la voce lo eleva su un altro piano sensoriale ma non lascia spazio alla speranza.

When destruction takes over, There is no escape. Every shot on target, Perpetrator knows how to strike”

La musica inizialmente è l’unica fonte sonora, verso la fine del percorso c’è un fusione coi suoni reali della scena, lo strisciare delle ruote sul metallo irregolare e zigrinato ed un cambio repentino di immagine permettono di entrare in una nuova scena, quella dove facciamo conoscenza del protagonista, Titta Di Girolamo.

 

La voce di Titta è uno dei caratteri distintivi della sua persona ed è perfettamente rappresentata da questa conversazione.

 

Una voce piena, che da un preciso racconto di quello che il personaggio è, o per meglio dire, vuole mostrar d’essere. Un ambiente quello dell’hotel nel Canton Ticino svizzero che sembra essere una sfera estraniata dal mondo esterno, i muri oltre ad avere funzione architettonica separano dal rumore esterno. La situazione è ovattata, i suoni non si mischiano ma nonostante lo spazio di azione limitato sono chiari e di una nitidezza fuori dal comune. C’è una scena però dove i suoni si uniscono come un liquido, la scena in cui il protagonista si inietta la settimanale dose di eroina.

La musica del duo britannico Isan sconvolge l’ordinario. Remegio è nome del brano.

 

Il temi della droga come vizio e necessaria compagna e dell‘illusione come parte integrante della realtà erano già stati affrontati ne “L’uomo in più, avente sempre come protagonista Toni Servillo.

Cupa e cruda la scena nella quale il protagonista Tony Pisapia entra nella discoteca, paese dei balocchi dell’uomo e portale per l’illusione. Anche qui il caos della pista contrapposto al più che ovattato suono del bagno. Just An Illusion degli Immagination riempie con musica e con le parole la sensazione che naturalmente si crea guardando questa scena. Mi piace molto la sensazione di filtro “esagerato” che si crea dopo che Tony ha assunto la dose di cocaina. Il cambio di sonorità rende imminente l’arrivo di una nuova figura. È proprio così: “Chi è?” chiede il protagonista.

Cercare un brano che mi permetta di entrare in contatto con il pezzo precedente non è cosa da poco, è come quando con attenzione devi inserire il filo nella cruna dell’ago e nonostante gli sforzi siano dedicati alla vista e alle mani continui a far cilecca; il filo non è quasi mai intrecciato e compatto,a quel punto bisogna tagliare e bagnare; c’è bisogno di cura ed attenzione, e spesso c’è bisogno di fare un passo indietro. Mi sono accorto di essere arrivato ad un piano troppo alto in poco tempo, parlando di droga e d’illusione mi risultava difficile continuare con un discorso non forzato e ho preferito tagliare il mio filo e ripartire dal punto giusto.

Il rispetto.

Nei film di Sorrentino le sensazioni e i sensi, non intendo solo i cinque sensi che vi elencava il sussidiario delle scuole elementari, sono rispettati. L’udito, dato che qui parliamo di questa nomenclatura è certamente rispettato, per rispettare non voglio dire che tutti i suoni devono essere belli e armonici, si può rispettare una persona anche prendendola per il culo e dicendo brutte parole non vi illudete, e qui è lo stesso. I suoni sono portati alla luce e sono riconoscibili. I suoni dell’ambiente sono importanti, sono quello che noi con un po’ con la presunzione di chi non si preoccupa della materia a basso livello chiamiamo quotidianità. Troppo spesso li lasciamo isolati in un angolo un po’ nascosto del cervello, magari dietro a quello che ospita il pensiero di una bella donna incontrata in metropolitana, e non ci rendiamo conto della loro esistenza della loro normale e vera bellezza.

L’attenzione alle cose porta al rispetto delle stesse, e qui i suoni sono attenti, ordinati e si prendono il loro tempo. La scena continua con Pavane, Op.50 – for choir and orchestra (1901) – Choeur de l’Orchestre Symphonique de Montréal, che segue lungo la passeggiata il futuro presidente del consiglio e lo porta quasi fosse una processione, fino in chiesa.

“I preti votano, Dio No”

 

 

Il tempo, motivo ricorrente anche in This Must Be The Place, e i dialoghi come delle confessioni che fanno crescere i vari personaggi. Qui Sean Penn che nel film interpreta Cheyenne, dà dei consigli ad un giovane innamorato di una ragazza. Il suo consiglio nasconde un grido disperato, è molto affezionato a quella ragazza e non vuole che resti sola, non vuole che soffra come come lui, non vuole che soffra la solitudine.

Lay And Love accompagna.

 

 

Le confessioni vengono spesso utilizzate per far sì che il protagonista si renda conto di una situazione, per far sì che ne prenda coscienza; sono momenti che potrebbero comparire solo nella mente dei protagonisti ma nei vari film è quasi sempre una persona esterna che aiuta a spingere fuori questi pensieri. La complicità, l’amicizia e l’amore aiutano a crescere, spesso queste confessioni sono istanti in cui la condivisione rende più forte il pensiero, lo riempie di valore.

 

Nelle immagini e nelle musiche traspare ambizione, in ogni momento ma in certi più di altri.

Io sono rimasto bloccato dopo le prime scena de “La grande Bellezza“, bloccato nel sentire gli uccellini volare, bloccato dalla Gazzetta dello Sport, bloccato dal coro che interpreta I Lie di David Lang, dai giapponesi, bloccato dal sorriso che si trasforma in infarto. Una forza di narrazione che poche volte ho sentito così presente. Nell’unione criptica di tutte queste immagini diverse si ha un senso di pienezza. È tutto improvvisamente chiaro.

Come avrete avuto modo di vedere non ho seguito una storia, non ho scritto un romanzo e nemmeno un racconto ad episodi. L’idea fin da principio è stata questa: “parti e guarda dove arrivi“. Non scomodiamo  Joyce e il suo flusso di coscienza perché sarebbe davvero inappropriato. Mi immedesimo in lui ed immagino come possano girargli ogni volta che qualcuno denomina la propria marea di cazzate scritte o dette una dietro l’altra con il fatidico stream of consciousnessIo ci ho provato a non dire fesserie, volevo solo omaggiare una piccola parte di quello che ha fatto Sorrentino.

Jude Law sta per diventare Papa e dal Trailer sembra che la musica non manchi.

 

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