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La leggenda di Alive 2017

I Daft Punk, si sa, sono un duo particolare. Basti pensare agli unici due tour che hanno fatto in ben ventitré anni di carriera; il primo nel 1997 e il secondo nel 2007. Una ricorrenza decennale che suscita speranze in questo 2017 e loro lo sanno, lo sanno eccome.

Tutto ha inizio verso i primi di Ottobre scorso, quando su internet spuntò un sito: Alive2017.com. Una volta aperto, ci trovavamo davanti ad una pagina completamente nera con la scritta ALIVE. Cliccando con tasto destro e poi su “mostra codice sorgente”, si notava un countdown, la cui fine era fissata per il 27 Ottobre. Secondo molti utenti, sempre nel codice del sito sarebbero state nascoste le date del possibile tour:

Parigi (48 51 24 2 21 03)
Los Angeles (34 03 118 15)
Londra (51 30 26 N 0 7 39)
New York (40 7128 74 0059)
Tokyo (35 6895 139 6917)
San Paolo (23 5505 46 6333)
Ibiza (39 0200 1 4821)
Indio (33 7206 116 2156)

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L’Italia non era presente, però, il vero problema è che una volta giunti al fatidico 27 Ottobre.. Non è successo nulla. Una beffa in grande stile. Inoltre, se ad oggi proviamo a cliccare sul sito, risulta “impossibile raggiungerlo“.

A Capodanno succede di nuovo qualcosa: viene caricato un video su Youtube, dal canale  4162016211411, che dovrebbe rappresentare il teaser del loro nuovo live. Nella descrizione vi è una serie di numeri, ma la probabilità che sia un fake è decisamente alta.

Ma, oltre ad essere dei gran burloni, chi sono davvero i Daft Punk ?

Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter, francesi, si conoscono nel 1987 al Lyceè Carnot e qui inizia la loro storia. Nel 1993 formano ufficialmente il loro gruppo e il nome “Daft Punk” deriva in realtà da una critica del Melody Maker che definisce il loro pezzo Cindy So Louda daft punky thrash“, cioè una sorta di casino stupidamente punk.

daft-punk-610x401Sono celebri per il loro vestirsi da robot, mostrarsi in pubblico sempre con dei caschi, tant’è vero che molte foto dei loro volti risalgono a diversi anni fa. Bangalter giustifica la cosa dicendo che “Ci fu un incidente nel nostro studio. Stavamo lavorando con il sampler e questo esattamente alle 9.09 del 9 settembre 1999, esplose. Quando riprendemmo conoscenza, ci accorgemmo che eravamo diventati dei robot“.

 

L’album di debutto è del 1997 (stesso anno del loro primo tour, da cui nascerà Alive 1997 , pubblicato nel 2001), Homework. Qui troviamo la celebre Around The World, il singolo che avuto più successo insieme a One More Time.

L’album che segna la svolta del sound è Discovery (2001), che va verso uno stile synth pop anni ottanta. Infatti, il titolo sembra riferirsi alle scoperte dell’infanzia (anche musicali), ma molti credono che sia un messaggio riferito proprio alla musica degli 80’s, anagrammando Discovery in Very Disco. Comunque, una tesi non esclude l’altra. Qui troviamo singoli come One More Time, Harder Better Faster Stronger e Aerodynamic.

Nel 2005 è il turno di Human After All, più sperimentale e con beat spesso ripetitivi; per questi motivi non è stato accolto all’unanimità dal pubblico e dalla critica. Nonostante ciò, l’album contiene singoli di rilievo come Robot Rock. 

Dopo Alive 2007, si passa direttamente al 2013: Random Access Memories. Un album studiato per essere ascoltato, non ballato. Si dice che sia il più romantico dei Daft Punk, che racchiuda la loro essenza; è vero. Dentro troviamo il ricordo, la scoperta, l’infanzia di Discovery ampliati al massimo, i 70’s, il funky. Molti lo definiscono integralista e coerente con la linea del duo. A collaborare troviamo personaggioni come Nile Rodgers e Giorgio Moroder. Hanno farcito l’album di tutto ciò che appartiene a loro e a me è piaciuto un sacco.

Tra le ultime attività recenti, da citare la collaborazione con The Weeknd, per l’incisione di Star Boy e I Feel It Coming.

Comunque, il 2017 è appena iniziato e, dato che la speranza è l’ultima a morire, meglio controllare di tanto in tanto su internet se si riesce a trovare qualche indizio per risolvere il mistero Daft Punk.

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