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Lo Strano Caso Delle Shaggs E Del Peggior Album Della Storia.

Per i ragazzi della nostra generazione, nati tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta, non credo che esista più nessun tipo di sperimentazione musicale in grado di sorprenderci veramente. Nei locali vanno sempre più di moda generi che i pionieri della musica elettronica non si sarebbero mai immaginati: dalla dubstep alla trap, fino ad arrivare alla musica tipica dei rave party come la goa e l’hardstyle. Senza poi parlare di musica veramente estrema e incomprensibile ai più come alcuni sottogeneri della noise o dell’ambient.

Anche nel rock non si scherza: generi come il death metal e lo screamo sono veramente di difficile ascolto, nonostante non manchino abili musicisti a cimentarvisi.

Un simpatico grafico che mette in relazione vari generi musicali con il tipo di persone che li ascoltano.

Un simpatico grafico che mette in relazione vari generi musicali con il tipo di persone che li ascoltano.

Ma il gruppo e l’album di cui mi accingo a parlarvi è qualcosa che va veramente “oltre”: molti di voi rischieranno di sfondare la barriera dell’universo conosciuto e approdare nella terribile quinta dimensione citata in alcuni racconti di H.P. Lovecraft o chissà, altri di voi forse riusciranno ad aprire le famose porte della percezione decantate da Jim Morrison e trovare la beatitudine eterna, senza nemmeno l’aiuto dell’LSD.

Ma andiamo con ordine: ci troviamo nel New Hampshire sul finire degli anni sessanta, precisamente nella cittadina di Freemont.

La famiglia Wiggin, composta da marito,moglie, quattro figlie femmine e due maschi non naviga certo in ottime acque e il padre Austin Wiggin fa una fatica del diavolo per sbarcare il lunario. Un bel giorno gli arriva la cosiddetta “illuminazione”: si ricorda che la defunta madre, durante una seduta di chiromanzia, gli aveva predetto tre avvenimenti: che avrebbe sposato una donna bionda, che avrebbe avuto tre figlie femmine dopo la sua morte e che le stesse avrebbero formato una rock band.

Se la madre fosse una psicopatica o veramente una veggente non ci è dato saperlo, ma fatto sta che le prime due premonizioni si erano avverate veramente e così il temerario Austin decide di far avverare anche la terza.

Ritira le figlie da scuola, compra loro due chitarre, un basso elettrico, un paio di microfoni e una batteria e comincia a far seguire loro qualche lezione di musica.

Le tre ragazze(Dorothy alla voce e chitarra, Betty alla voce e chitarra ritmica, Helen alla batteria) fanno del loro meglio e il padre dopo poco tempo riesce a farle esibire regolarmente nel municipio di Freemont il sabato sera con il bizzarro nome The Shaggs (in italiano “arruffate”), traendo spunto dal nome di un’acconciatura che, anche se molti di voi stenteranno a crederlo, andava di moda in quel periodo tra le adolescenti di molte cittadine americane.

Il signor Wiggins, frustrato da una vita di stenti in una cittadina noiosa e deprimente, vuole dare un futuro diverso alla figlie costrette a vivere in un posto in cui la massima aspirazione per una donna poteva essere quella di diventare una casalinga.

Cerca di fare ciò che sta facendo nello stesso periodo in Indiana il padre dei fratelli Jackson, ma le figlie non hanno il talento del leggendario Michael e dei suoi fratelli e anzi, oltre ad essere parecchio bruttine, di talento neanche l’ombra.

La loro prima esibizione finisce a pomodori sul palco, ma a poco a poco, forse per abitudine da parte di una popolazione che non aveva certo grandi stimoli culturali, diventano l’attrazione principale delle serate nella sala del municipio.

Il padre folle e sognatore decide di realizzare l’impensabile: far incidere loro un disco. Contatta un sedicente discografico capo di un’etichetta sconosciuta e si accorda per realizzare mille copie del loro primo album, Philosophy Of The World.

La copertina del primo e ultimo album delle Shaggs.

L’incisione dura mezza giornata ma pochi giorni dopo, a lavoro ultimato, il discografico burlone sparisce con 900 copie del disco e in mano alla famiglia Wiggins ne rimangono solo 100, che riescono miracolosamente a vendere.

L’essenza di Philosophy Of The World può riassumersi in questa recensione che ne farà anni dopo il leader dei Brownsville Station Cub Koda:

C’è innocenza in queste canzoni e le loro performance sono al tempo stesso affascinanti e inquietanti. Colpi di batteria spezzati, accordi senza direzione, canzoni che non sembrano avere una metrica ben precisa, suonate fuori tono, chitarre di qualità dozzinale… tutto questo contribuisce a creare dissonanza e bellezza, caos e quiete, portando ogni ascoltatore a riorganizzare le proprie precedenti nozioni sui rapporti fra talento, originalità e bravura. Non esiste un album in vostro possesso che suoni anche lontanamente simile a questo

I testi delle canzoni sono piuttosto banali, ma presentano una certa saggezza popolare sui cui talvolta non si può che essere d’accordo.

Il pezzo forte (se ne esistono) è quello che dà il nome all’album stesso e in una strofa recita così:

I ricchi vogliono quello che hanno i poveri
e i poveri vogliono quello che hanno i ricchi
I magri vogliono quello che hanno i grassi
e i grassi vogliono quello che hanno i magri
Non si riesce mai a piacere a tutti
In questo mondo

Nel 1975 decidono di intraprendere una sessione di incisioni per un secondo disco, ma il padre viene stroncato da un infarto e le sorelle Wiggin decidono di abbandonare il progetto e sciolgono il gruppo.

Philosophy of The World cade subito nell’oblio fino a quando, in un’intervista su Playboy nel 1976, quel genio folle di Frank Zappa afferma che l’album è “il suo terzo preferito di tutti i tempi” e addirittura che le Shaggs sono “meglio dei Beatles”.

Probabilmente sta prendendo tutti per i fondelli, ma con lui non si può mai sapere: iniziano così a circolare le prime cassette e dopo poco tempo viene ristampato dall’etichetta Rounder, sotto la guida del gruppo jazz rock NRBQ.

L’album diventa con gli anni un pilastro del lo-fi e dell’outsider music e, secondo alcuni arditi, può essere considerato uno dei primi esempi di punk. Secondo la maggior parte delle persone invece può essere semplicemente definito come “il peggior album della storia”.

Ora vi lascio nell’inquietante compagnia dell’unico disco di uno dei fenomeni più bizzarri della storia della musica pop e starà a voi giudicare (se riuscirete ad ascoltarlo tutto) se dare ragione a Frank Zappa e persino a Kurt Cobain che lo definì “il suo quinto album preferito di tutti i tempi”, o se definirlo “una cagata pazzesca” come fece invece il ragionier Ugo Fantozzi in riferimento all’odiata Corazzata Potëmkin.

 

 

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