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Classe, Nostalgia e Qualità: Gli Spandau Ballet Emozionano Il Forum di Assago

É il 5 dicembre del 1979, quando cinque ragazzi della working class britannica si esibiscono per la prima volta nel mitico club londinese Blitz a Covent Garden, locale frequentato da artisti come Steve Strange dei Visage e Boy George dei Culture Club e dove sta nascendo la corrente musicale e culturale del New Romantic.

Sono passati quasi trentasei anni da quel giorno quando gli Spandau Ballet atterrano al Forum di Assago il 24 marzo 2015 per la prima data italiana del tour Soul Boys Of The Western World, per promuovere la recente uscita in home video dell’omonimo film-documentario presentato recentemente nelle sale cinematografiche di tutto il mondo.

Il Forum è stracolmo: 10.000 persone attendono con impazienza l’inizio del concerto. Ci sono molti ex ragazzi degli anni ottanta cresciuti con l’eterna sfida tra gli Spandau e i Duran, tra cui spiccano i mitici Paninari che girano ancora con il look d’ordinanza, come se il tempo non fosse cambiato. Ci sono le ex ragazzine che stravedevano  per Tony Hadley, Steve Norman e Gary Kemp, i membri più avvenenti del gruppo, quasi più che per le loro canzoni.

Ma ci sono anche tantissimi giovani appassionati di buona musica che vogliono vedere all’opera una band che ha ispirato con le loro sonorità tantissimi gruppi di oggi.

All’improvviso gli Spandau irrompono sul palco e danno inizio alla performance: certo, sono invecchiati, soprattutto il frontman Tony Hadley che risulta parecchio appesantito e il chitarrista e compositore Gary Kemp con i capelli bianchi e diradati, ma la qualità e l’energia che trasmettono sul palco è ancora impressionante.

Nulla sembra cambiato dagli sfavillanti anni ottanta e il pubblico reagisce entusiasta cantando a squarciagola le hit più famose.

La voce educata e potente di Tony Hadley fa ancora impallidire la maggior parte dei cantanti di oggi, i fratelli Kemp (Gary alla chitarra e Martin al basso) si destreggiano tra pezzi in puro stile new wave e ballate melodiche, Steve Norman (vera rivelazione del concerto) si diletta in magici assoli di sax quando non è impegnato con bonghi e sintetizzatori, mentre il batterista John Keeble detta il ritmo concedendosi qualche assolo contraddistinto dal suono tipico del rullante anni ottanta.

L’esibizione presenta almeno tre momenti entusiasmanti: il primo è sicuramente il medley delle canzoni più importanti del primo album Journeys To Glory come To Cut A Long Story Short, Reformation e The Freeze, vere perle new wave spesso sottovalutate.

Nick Rhodes dei Duran Duran, Steve Strange e Steve Norman ai tempi del Blitz.

Nick Rhodes dei Duran Duran, Steve Strange e Steve Norman ai tempi del Blitz.

Nel maxischermo sopra al palco scorrono vecchi filmati del Blitz alternati al logo del club; il tutto si chiude con un omaggio al leader dei Visage Steve Strange, morto da appena un mese e grande amico di Norman e Gary Kemp, che però non viene apprezzato a dovere dal pubblico poiché conosciuto solo dai veri appassionati del genere.

Il secondo è assolutamente inaspettato: Tony Hadley e Gary Kemp scendono dal palco e si spostano nel quadrato dove si trova il mixer, quindi proprio in mezzo alla folla, esibendosi in una struggente versione acustica di Gold. Il pubblico femminile è in delirio e urla il nome di Hadley con cori da stadio; un segnale che l’età avanza ma la classe non muore mai.

Il terzo momento è invece quello che tutti attendevano e che ha addirittura superato le aspettative: l’esecuzione in successione dei loro pezzi più celebri True, Through The Barricades e Gold, stavolta sul palco principale e con tutti gli strumenti a seguito.

Ora l’unico consiglio che possiamo dare ai giovani ancora indecisi se presenziare alle quattro date rimanenti (Torino, Padova, Firenze e Roma) del tour italiano è il seguente: andare ad un concerto degli Spandau Ballet non è solo un tributo o un momento nostalgico, ma è godersi dei musicisti sopraffini che hanno lasciato un’impronta fondamentale nella storia del rock e che hanno ancora tanto da dare.

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