I Am Electro

Gesaffelstein: successo e notorietà attraverso un’identità underground

Uno dei punti chiave attorno al quale girano spesso i dibattiti musicali è rappresentato dalla complicata convivenza tra valore artistico e notorietà, fama che dal primo dovrebbero derivare.Ora, i filoni di pensiero più diffusi di solito sono individuabili in due categorie: quelli che considerano meritevole tutto ciò che è scaraventato in vetrina (“se la forma è di alto livello, senz’altro lo sarà anche il contenuto”), per i quali col dovuto rispetto riteniamo degni di poca attenzione; e quelli che considerano gli stessi prodotti sicuramente non rappresentativi di un possibile valore artistico intrinseco (“se la forma è curata, servirà senz’altro a mascherare lo scarso contenuto”), e in alcuni casi, forse, questi ultimi meriterebbero ancora meno attenzione dei primi.

Non vogliamo stare qui a produrre un’inutile invettiva, ma piuttosto cercare di dare prova che i due estremi possono coesistere. La prova che mettiamo sotto l’esamina di voi giudici prende iI nome di Mike Lèvy, in arte Gesaffelstein, ottenuto dall’incrocio di Gesamtkunstwerk (termine utilizzato nell’Ottocento in ambito filosofico e teatrale per esprimere l’idea di un incrocio tra opera e dramma) e il nome del fisico Albert Einstein.

Il produttore e disk jockey di Lione, interagendo con la dinamica rete di artisti francesi (Justice, Busy P, Kavinsky, Brodinski, Daft Punk, Miss Kittin), padrone di un’impronta sonora assolutamente unica e riconoscibile sul mercato, è una chiara dimostrazione di un successo raggiunto rimanendo sempre legato saldamente alle proprie radici artistiche. Un profilo tenebroso, spoglio di superflui eccessi nell’apparire (se non nella quantità inalata di nicotina) che invece pervadono nella sua musica, oggi può vantare lavori e collaborazioni con nomi del calibro di Lana del Rey, ASAP Rocky, Kanye West e un album di debutto, Aleph, apprezzato a livello planetario. La chiave del suo successo sta, infatti, non soltanto nella versatilità della sua immagine a cavallo tra il mondo della musica e quello della moda, ma soprattutto in quella del suo registro produttivo che spesso si adatta sia a contesti live (club events, festival indoor/open air, solo concerts), che a contesti video-promozionali, vedi ‘Viol’ utilizzata per gli spot del nuovo rossetto di Givenchy (mostrato in basso) e della Citroën DS4 o il suo remix di ‘Shockwave’ per The Hacker utilizzato come colonna sonora per il videogame Grand Theft Auto V (GTA V). Non si può certo dire che la musica di Gesaffelstein sia facilmente accessibile, o musica orecchiabile che induce immediatamente ad essere inserita su un ipod ed essere ascoltata in macchina. Quando si dice che non si può apprezzare a tutti gli effetti un tipo di musica se non si è accompagnati dalla situazione ottimale per ascoltarla: ecco, si tratta esattamente del caso di Gesaffelstein. Tuttavia chi lo ama, probabilmente, lo ascolterebbe anche mentre è in coda alla cassa di un supermercato.

Quando gli si chiede quali siano state le figure che hanno ispirato la sua formazione musicale, Mike risponde Kraftwerk (di cui è fan da quando aveva 16 anni e ancora oggi) e Chopin. A proposito del compositore polacco, dice: “Tutto quello che faceva era così elevato e raro. Va oltre la musica. È un linguaggio. Tutti amiamo la sua musica. Non puoi dire che è una merda. È impossibile. Alcuni scienziati hanno condotto un esperimento con la sua musica, hanno messo un casco sulla testa di qualcuno per vedere le reazioni cerebrali. E anche se dici che odi la sua musica, la musica nel tuo cervello giova al tuo organismo. Anche se dici che ti fa schifo. È pazzesco.” Gli è stato poi chiesto cosa si sarebbe aspettato se avessero fatto lo stesso esperimento con la sua musica: “Non lo so. Onestamente non voglio saperlo, perché se l’effetto è negativo ci starei di merda, non vorrei mai che la mia musica suscitasse sensazioni negative nella gente. Preferisco vederla felice. È strano da dire, perché la mia è musica cupa, però, se uso qualcosa di cupo per rendere felice la gente, ho vinto tutto.”

Quando invece le persone gli chiedono il motivo del suo atteggiamento misterioso, apparentemente estraneo a qualsiasi tipo di emozione, lui risponde così: “So che negli Stati Uniti e anche in Europa la gente pensa che sono un tipo misterioso, oscuro e tutte quelle stronzate lì. Ma non è così, cerco solo di focalizzarmi sulla musica, anche perché è l’unica cosa che posso dare alla gente. Non ho Instagram, non metto foto di quello che mangio su Twitter, non fotografo stronzate. Invece oggi ogni DJ, ogni persona dell’ambiente musicale fa queste minchiate. È pazzesco. E se non lo fai, sei per forza misterioso. Ma io non sono così. Sono solo normale. Sono un musicista. L’unica cosa che voglio dare alla gente è la musica. E se vogliono di più, be’, si fottano. Perché sono qui per fare musica, non per intrattenere la gente o farmi fotografare con le star. Non sono tenuto a farlo e onestamente non mi importa.” 

Alla domanda “Cosa pensi della discrepanza tra il tuo sound e quello degli artisti headliner ai grandi festival EDM americani?”, risponde: Sai, in America, se sei un artista elettronico europeo, non suonerai mai in un festival rock. In Europa, puoi suonare in un festival rock se sei un artista elettronico perché la mentalità è molto aperta. Io, se voglio suonare a un festival americano, devo suonare a un festival EDM, che è un mondo molto lontano dalla mia musica. Quindi a volte senti che non capiscono la tua roba, perché in un certo senso è più estrema e rischiosa della musica di Tiësto. È molto aggressiva e molto dark. C’è una sorta di omogeneità nell’EDM: ogni volta è lo stesso drop, le stesse percussioni, quindi la gente balla in quel modo. Invece il modo in cui faccio musica io è molto diverso, non voglio fare esattamente ciò che vuole la gente. A volte non capiscono.”

Tornando al titolo e al motivo che mi ha spinto a scrivere questo articolo, la forza di Gesaffelstein sta proprio nel non aver mai ceduto alla facile tentazione di compiere il primo passo verso le persone, ma al contrario nell’aver continuato sulla sua linea artistica aspettandole e convincendole ad avvicinarsi loro alla sua musica. Chiediamoci se sia davvero Mike ad essere strano e misterioso, o se siano tutti gli altri ad essere lontani ormai dal fine ultimo di regalare musica, deformando cosi la percezione della sua imprevedibile normalità, celata dietro a quell’espressione seria ed oscura. Avendo avuto la fortuna di sentirlo in palchi importanti come quelli dell’HARD SUMMER a Los Angeles, dell’I Love Techno a Ghent, del Tunnel Club e del Fabrique (da poco inaugurato) a Milano organizzati dallo staff Le Cannibale, vi invito ad entrare nel mondo di Mike Lévy per una sera, nella speranza che nessuno di noi faccia parte dei due gruppi inizialmente citati. Guardo ora all’attesissimo b2b con il suo eterno compagno di decks Brodinski all’I Love Techno 2014 che avrà luogo al Flanders Expo di Ghent l’8 Novembre, dopo il quale vi riporterò sicuramente ulteriori sensazioni ed emozioni tradotte a parole.

Post precedente

D'Amico Annuncia "D'iO"

Post successivo

Chet Faker in Italia!

Nessun commento

Commenta